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La Regla Congo

La Regla Congo - Kinkamachè     Nino y Vanessa
I Congos o Paleros provengono dalla zona conosciuta come regione Bantù, in tutta la zona sud dell’Africa (Congo soprattutto, e Angola).
Queste tribù hanno diversi nomi tra i quali ricordiamo mayombes, loangos, angolas, balubas etc… di chiara origine conga che inoltre individuano vere e proprie sette religiose.
Fuggirono da Haiti, dove giunsero inizialmente, e trovarono rifugio nelle piantagioni dei francesi a oriente di Cuba (Guantanamo, Santiago).
La regione del Congo fu una delle regioni maggiormente devastate dalla piaga della tratta degli schiavi. Al loro arrivo a Cuba si mescolarono con altri gruppi etnici presenti sull’isola, e da questa particolare fusione ebbe origine la setta religiosa che oggi conosciamo come PALEROS.
A differenza degli altri gruppi africani, i Congos non riuscirono a costituire un impero con una unità politica e sociale, ma solo regni sparsi con forme culturali a diversi livelli di evoluzione che assimilavano facilmente le influenze dei gruppi vicini, incorporando elementi della santeria e della religione cattolica.
Non si può affermare l’esistenza a Cuba di una Regla Conga, bensì sette di antica discendenza bantù con caratterestiche meno evolute rispetto ad altre manifestazioni di origine africana (come per esempio la santeria).
I Congos non posseggono un vero e proprio pantheon di divinità perché semplicemente adorano le forze della natura per se stesse, siano esse ospitate nelle pietre, nel monte, nei fulmini, negli alberi, insomma in tutto il mondo che li circonda, essendo questo un culto di carattere soprattutto magico.
Non usavano nè oro né bronzo, ma avevano statue di legno, il ferro e una gran ricchezza di collares, braccialetti e attributi rituali.
L’aura di mistero che i congos stessi hanno contribuito a creare intorno a questo fatto sottolinea il carattere ambiguo del loro confrontarsi con il linguaggio, di cui non ricordano le origini esatte e men che meno l’etimologia.
Non sono da considerarsi immuni da tale fenomeno neanche gli altri aspetti più concreti del culto e la liturgia (entità, dei e semidei del pantheon congo, nessuno escluso). Il comune denominatore che accomuna i vari elementi della cultura conga è l’impossibilità di definirne l’esatta origine etnografica, cosi come le differenze rituali e le tendenze dei paleros sono determinate dal sincretismo. Tuttavia il congo estese la propria influenza su tutta l’isola da Pinar del Rio fino alla Sierra Maestra, in tappe precedenti all’auge del culto yoruba.
Il pantheon congo (dei, seimidei e forze sovrannaturali incluse) condividono alcune caratteristiche con le divinità yoruba ma non perdono il loro più importante elemento distintivo che si individua nel mantenere una propria storia di origine strettamente bantù. Storie che ci portano direttamente al Congo, ai suoi fiumi, alle sue montagne, alle piante, agli animali, alla selvaggia natura africana.
Il fenomeno della transculturazione da una parte consentì la trasformazione di espressioni originarie e allo stesso tempo dall’altra provocò la perdita di molti attributi della liturgia (vesti, rituali, collane, statue etc…). Si persero anche le originali funzioni allegoriche o di informazioni di tali attributi, a causa del cambiamento della struttura sociale e religiosa dei culti bantù in seguito al commercio di schiavi, tanto che oggi sopravvivono esclusivamente come suppellettili.
 
Anche tra i Paleros è molto diffuso il culto dei morti, inteso come l’adorazione di vecchi paleros famosi oramai scomparsi (mfumbè, morti intesi come spiriti). I morti (nkise, intesi in senso materiale) e gli animali, in particolare serpenti (emboba), erano gli strumenti che si utilizzavano per i “trabajos” della religione conga. La nganga, la pentola “che camminava” grazie alla magia, usata per i riti era il segreto per i “trabajos”. Tutti i congos possedevano la propria ‘nganga para mayombe’, e le ‘ngangas’ dovevano giocare col sole, che rappresenta l’intelligenza e la forza degli uomini, così come la luna le rappresenta per le donne. Ma è il sole che riveste il ruolo più importante in quanto grazie alla sua luce da vita alla luna. I congos lavoravano quotidianamente con il sole.   
La Prenda o Nganga che il palero lavoraè il fundamento della regla, è una concentrazione di forze soprannaturali e comunica con i santi e i morti. Nganga vuol dire morto, spirito che viene dall’altro mondo, mistero. Tra i suoi componenti ci sono erbe, pezzi di legno del Monte, terra, animali e le ossa dei morti. La prenda viene preparata in una pentola di terracotta, eccetto per Sarabanda che è di ferro. Per prepararla si segue un procedimento specifico che va dalla raccolta degli ‘ingredienti’, alla sepoltura nel cimitero e poi nel monte sotto una ceiba, e solo dopo varie settimane portata a casa. Per costruire il palo si usa una pianta ‘forte’, come la mahawa, talmente forte che il serpente non riesce a salirla e al suo contatto muore.
Ogni brujerìa va fatta con la luna nuova; la luna calante va verso il Monte, è pericolosa e sta con Ikù (la morte). La luna crescente e la luna piena portano soltanto le cose buone. La luna è la madrina degli stregoni; si dice che se è rossa chieda un tributo di sangue e faccia impazzire le persone e compiere delitti.
L’atto che si compie nella cerimonia di iniziazione è detto rajarse e consiste nel disegnare un segno sul corpo che è diverso per ognuno e rappresenta un patto, un accordo con la morte per avere vita lunga. Il morto fa un patto col vivo e compie tutto ciò che questo gli chiede, cose buone e cose cattive; il patto deve essere fatto con un solo morto.
Il saluto tra paleros è ‘sala maleku’, ‘maleku sala’.
 
 
 
 
Briyumabas, Mayombes, Kimbisas
Questi gruppi portarono a Cuba il loro bagaglio culturale, gli strumenti musicali e tutte le peculiarità che li distinguevano. Mescolandosi alla nuova realtà, integrarono elementi originari alla nuova società, assimilarono il linguaggio del trafficante spagnolo pur conservando i propri valori e credenze che costituivano il complemento rituale da cui derivavano la grande ricchezza dei loro canti e danze.
Solo attraverso i Cabildos, società di muto soccorso costituite da negri africani e i loro discendenti organizzati in comune accordo tra gruppi della stessa origine tribale, si poterono frammentare i gruppi rendendo possibile la conservazione delle lievi differenze rituali, dei diversi stili musicali e altri tratti propri. Un gran numero di questi Cabildos Congos nacquero a Cuba durante l’epoca coloniale localizzati in particolare nella zona di Matanzas e Las Villas, dove per motivi economici, erano concentrate le più grandi e ricche piantagioni zuccheriere che riunivano qui un considerevole numero di persone originarie proprio del Congo. All’interno dei Cabildos si celebravano riti di iniziazione, funerali, feste aperte con il solo intento di divertirsi e socializzare.
Uno dei cabildos più importanti del periodo fu quello dei CONGOS REALES, che si distingueva da tutti gli altri per la ricchezza degli abiti di gala sfoggiati e le musiche suonate in occasione della celebrazione del Dias de los Reyes a La Habana. Famosi sono i Cabildos di Las Villas conosciuti con il nome di Kunalungos o Kunalumbu che tuttoggi sopravvivono anche se con basi diverse, logicamente, mentre a Matanzas ricordiamo invece i Cabildos dei Congos Musundi e Loango.Il più importante, quello di Sagua la Grande, vanta a differenza di tanti altri, l’esistenza ancora in vita di alcuni vecchi membri.
L’influenza dei cabildos nei culti congo fu tale che la loro scomparsa provocò un fenomeno di fusione delle diverse correnti dell’influenza conga all’interno delle cosiddette “case-tempio” strutture, anzi società, rette da una figura centrale identificata come Tata Nganga o Padre de los congos, che governava seguendo le proprie volontà o la tradizione degli antenati trasmessa per via orale. La necessità di favorire l’unione tra i discendenti delle varie nazioni congo per preservare una lingua comune tra i tanti dialetti, divenne tale che nacque addirittura un lessico misto che includeva parole in castigliano e congo (di radice bantù, ma come risultato dell’unione dei vari dialetti).
Le feste dei paleros, corrispondenti ali Bembè della santeria, sono dette ‘bakonfula’.
 
I riti più conosciuti che si estesero all’interno dell’isola portano il nome di:
  1. Briyumbas il cui “lavoro” è per lo più indirizzato al bene che al male;
  2. Mayombes che lavora solo ed esclusivamente per il male, e la morte (trabajo judio o prenda judia);
  3. Kimbisas che rappresenta una via di mezzo, e accoglie tante delle caratteristiche del bianco, fa uso di acqua benedetta e croci, crede nello spiritismo etc…
  4. Palo Monte che prende il nome proprio dall’utilizzo di alberi del monte (palos de monte). Il potere del Palo è il fulcro della regla.
Non dimentichiamo però che tale divisione è alquanto relativa in quanto le distinzioni non derivano tanto dall’origine etnografica quanto dalle differenze rituali, per esempio la presenza di un tamburo segreto, denominato Kinfuiti, distingue il gruppo dei Kimbiseros come unico e solo possessore di tale strumento.
   
DANZE CONGO
Come per tutte le cerimonie di origine africana, i balli e i canti rappresentano una parte molto importante delle cerimonie dei Paleros. La struttura dei canti è di tipo antifonale, in cui il solista viene chiamato gallo e il coro che gli risponde vassallo.
I canti di puya, chiamati macaguas, sono canti di presunzione e ostentazione tra paleros, in forma indiretta e con testi satirici.
I canti invece de fondamento (rezos) sono rivolti alla ganga.
A differenza dei riti yoruba che li conservano tuttora, i balli congos hanno perso molta della gestualità mimica, anche se le loro caratteristiche li rendono facilmente distinguibili da altri gruppi di origine africana per l’agilità dei movimenti e la forza dei gesti e non ultimo il carattere di collettività.
Il tempo forte è a terra con forza, per svegliare gli spiriti.
 
 
*YUKA
Si tratta di un ballo profano ed erotico. Rappresenta l’unico ballo dei culti afrocubani che consenta l’unione dei ballerini con un leggero colpo pelvico per entrambe. In Africa i balli erotici erano considerati alla stregua di balli di fertilità, come riporta Fernando Ortíz. Questo ballo viene comunemente considerato come il gioco amoroso che avviene tra il gallo e la gallina.
 
*MAKUTA
Secondo l’opinione di Miguel Barnet, si tratta di “un ballo antico di carattere religioso, che si eseguiva nel cuarto sagrado dei congos, chiamato munanso bela. Vi partecipavano le due figure centrali del Re e la Regina. Consiste in un ballo di agilità e difficile esecuzione per la complicata combinazione dei passi”. Viene simulata una lite tra uomini e la donna interviene conla yuka per placarla.                 
 
*PALO
Caratterizzato da movimenti bruschi delle braccia e del petto proiettato in avanti. E’ uno dei balli più popolari tra i paleros, si esegue in coppia, ma può essere interpretato da soli uomini per via dei movimenti che ricordano molto i gesti di lavoro tipici e propri dell’attività lavorativa maschile.
 
All’interno dei balli di palo troviamo poi:
BALLO DEL GARABATO
Per interpretare questo ballo si utilizza un palo di monte, in genere di legno di guayabo, che prende il nome di lungowa. I vecchi attribuivano a questo ballo invocazioni alle forze sovrannaturali e il saluto ai gerarchi, ma in realtà questo ballo ha due ben precise funzioni: una rituale e una musicale per il ritmo che accentuano ballando e producendo a loro volta una ritmica propria. Le possibilità ritmiche e artistiche che appartengono a questa danza sono la qualità decisamente più importante che le distingue.
BALLO DEL MANI’
E’ un ballo di guerra, pugilistico a base di colpi di gomito e avambraccio. L’avversario è sempre un membro di una tribù o gruppo opposti. Oggi è considerato un ballo quasi in disuso.
 
PINTURAS DE BAILE YUKA  

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