Il Dio supremo è identificato in Oloddumare, le cui caratteristiche sono l’onniscienza e l’onnipotenza. Si tratta di un principio che non è passato attraverso il processo di creazione come gli orichas, dunque non è considerato tale.
A lui sono associati altri nomi quali Olorun, signore dei cieli nei quali dimora stabilmente.
Accanto a Oloddumare/Olorun c’è Eleddàa, un altro termine usato dagli yoruba per indicare Dio, tanto da diventare sinonimo dell’oricha guida di ciascun individuo.
Olofi invece, appare vicino al mondo degli umani, poichè rappresenta la personificazione della mente suprema creatrice ed è assimilato a Gesù Cristo.
ELEGGUA
In Africa è conosciuto con il nome di Eshu ed è considerato un santo erotico, rappresenta uno tra gli orichas di maggior rilievo. Nelle cerimonie i fedeli devono sempre propiziarlo per primo affinchè rechi le offerte alle altre divinità. E’ il primo oricha del pantheon yoruba; è depositario dell’achè, ossia dell’energia spirituale che governa l’universo. E’ il simbolo degli opposti e delle contraddizioni. E’ capriccioso e incostante, rivela un carattere mutevole; spesso è stato identificato come un’entità facilmente disposta alla vendetta nei confronti degli uomini, come appare distintamente in altri sincretismi afroamericani.
Per gli yoruba e i loro discendenti invece, Eleggua è un ambasciatore di Oloddumare e trasmette messaggi al genere umano e agli altri orichas, come una sorta di messaggero celeste; per questo ha una stretta relazione con Orula.
Ad Eleggua è riservato sempre uno spazio in ogni casa dove si pratichi la santeria. Preposto a sorvegliare gli incroci, presenta un indole burlona e capricciosa, che non manca però di riservare punizioni esemplari a chi sia ritenuto responsabile di gravi manchevolezze. Apre e chiude il cammino agli umani, liberandoli inoltre dalle insidie della morte.
Nella sua danza presenta tutte le caratteristiche di un bambino, di un giovane, di un vecchio; balla girando su un solo piede; è l’unico orisha che dondola.
I suoi colori sono il rosso e nero, il bianco e nero, il bianco, il rosso e nero; veste con un gilet, pantaloni al ginocchio, un copricapo (gorro) adornato di conchiglie, campanellini e perline, una borsa piena di golosità. Il numero che lo rappresenta è il tre e i suoi multipli. Lunedì è il giorno che gli è dedicato; durante la giornata infatti i santeros gli porgono un piattino contenente un’offerta che comprende del rum, un sigaro, alcuni tipi di dolciumi ed una candela.
Eleggua ha un ruolo di grande importanza nei riti di iniziazione dei fedeli, ai quali vengono consegnati i suoi strumenti unitamente a quelli di Ochosi ed Oggun con cui forma la triade dei Guerrieri (danno fermezza ed equilibrio). Il suo strumento è il garavato. Si sincretizza con S. Antonio da Padova, la cui festa è il 13 giugno.
OGGUN
Signore dei metalli, protettore dei fabbri, dei chirurghi, delle forze che tutelano l’ordine e la sicurezza degli umani; presiede a tutto ciò che implica tecnica, costruzione tecnologica. Associato agli incidenti che vedono coinvolti treni e automobili, alle guerre dove l’impiego delle armi è imprescindibile, viene onorato come simbolo della guerra e come tale temuto e propiziato; è violento e astuto. Nelle cerimonie sacrificali, dopo Eleggua che apre il cammino, è il primo a nutrirsi del sangue delle vittime; con lui si identifica il santero nell’atto dell’uccisione. La sua dimora è nei boschi, dove vive in solitudine e dove incontrò Ochun, che lo convinse a tornare nel mondo dopo che se ne era allontanato. Sposo di Yemaya, lottò duramente contro Changò per garantirsi i favori di Ochun.
Oggun ha inventato la afochè, la polvere magica. I suoi strumenti sono il macete e la mazza, con cui spiana le strade che Elegua ha aperto. I suoi colori sono il verde, il nero e il viola; a Matanzas si trova rosso; in base al cammino può essere anche tutto viola i suoi numeri sono il 3 e il 7; a Cuba è identificato con S. Pietro la cui festa è il 24 giugno.
Ha un temperamento diffidente, capace di aggredire la sua ombra. Inventore degli strumenti di lavoro, attività a cui si dedicò dopo che si ritirò nel monte per tanti anni. Nella sua danza lo rappresenta in tutte le sue forme (taglio dell’erba, costruzione degli strumenti,...) muovendo il macete con un atteggiamento minaccioso. Veste con il maribò (falda di foglia di palma) che lo protegge dal male e può indossare un sombrero. Gli animali che gli vengono offerti in sacrificio sono il capretto, il gallo, la colomba e il maiale. Gli animali che invece lo accompagnano sono il cane e il serpente. La sua bevanda preferita è l’aguardiente; i suoi cibi peperoni e mais tostato. I giorni a lui dedicati il martedì e il mercoledì.
I figli di Oggun sono anche indovini.
Tra i suoi cammini Alaguede è il più grande, il guerriero; balla con cappello e sigaro. E’ dio della frawa.
OCHOSI
Signore simbolo della caccia, è associato a S. Norberto, la cui festa è il 3 novembre. Lo strumento che lo identifica è un arco interamente forgiato in ferro con la freccia della giustizia, con la quale protegge i suoi iniziati e spiana la strada; i suoi colori sono il blu e il giallo, il suo animale simbolo il gallo. Patrono di tutti coloro che sono dediti alla caccia e di chi ha problemi con la giustizia. Protegge il fedele che si avvia all’iniziazione. Conosce molto bene i poteri delle erbe, dal momento che si muove agilmente nel monte. E’ intermediario e interprete di Obatalà con cui è in stretta relazione. Figlio di Yemaya e fratello di Oggun ed Eleggua. La sua collocazione all’interno della casa è in un luogo elevato. I suoi giorni martedì e mercoledì.
YEMAYA
Madre delle acque salate e simbolo della maternità universale, raffigurata come una donna dalle forme generose. E’ imprevedibile, indomabile e astyta, giustiziera ma dolce. Il suo nome è un’abbreviazione di ‘yeye omo eja’ che significa ‘madre dei pesci’. I suoi colori sono l’azzurro e il bianco (l’acqua del mare e la shiuma); il numero è il 7 e l’animale simbolo è l’anatra. Il suo strumento è il ventaglio (abebe). Da Yemaya è nata la vita, mentre lei stessa ha avuto origine dalle onde del mare, tanto è vero che a volte viene raffigurata come una sirena. Ogni forma di vita ha inizio nel mare, a cui corrisponde il liquido amniotico in cui sono immersi gli embrioni umani, vicini alla vita dei pesci prima ancora che a quella degli uomini. La tradizione yoruba la considera figlia di Olokun e le attribuisce molti amanti e mariti. Molto bella è la possessione dei suoi iniziati, che nei movimenti ricordano il fluttuare delle onde del mare. Nella danza gira molto su se stessa flettendo il corpo lateralmente, imita le onde del mare e il loro infrangersi sugli scogli. La sua danza inizia dolcemente come la brezza che increspa la superficie del mare e si evolve poi in burrascose tempeste. E’ sorella di Ochun a cui è molto unita.Indossa 7 gonne azzurre e bianche, gioielli d’argento e corallo, una cintura decorata con conchiglie e pailletes. Il suo cibo preferito è l’anguria.
Si sincretizza con la Virgen de Regla e la sua festa è il 7 settembre.
JEMBO’
Yemaya con cammino di Obbatala (sono le 2 madri di Changò); veste di bianco. E’ sposa di obbatalà e madre di eleggua.
OLOKUN
Yemaya delle acque profonde, è il mistero degli oceani. Dopo Odduà è la più alta rappresentazione degli orichas. E’ quanto di più immenso e profondo si possa immaginare, un entità talmente estesa e misteriosa che che la mente umana non riesce a concepirla e a farne una rappresentazione; infatti nessun essere umano può essere posseduto da Olokun e a lei ci si rivolge con estremo timore e rispetto. Assieme a Yemaya è il principio vitale per eccellenza.
In lui vivono due spiriti: uno rappresenta la vita, l’altro la morte. E’ l’oricha dei babalawo, che quando lo celebrano si mascherano così da non essere riconosciuti da Olokun, che potrebbe farli morire. Risolve i problemi maggiori relativi alla salute. E’ androgino; il suo colore è il blu scuro.
Non se ne conosce la sincretizzazione.
OCHUN
Detta anche ‘coqueta’ (civetta). Sorella di Yemaya con cui divide il regno delle acque e di Oya; signora dei fiumi che portano inevitabilmente al mare, dove regna Yemaya; presiede su tutto ciò che è legato alla vita come l’amore, i legami matrimoniali, il piacere. Assieme a Yemaya assiste gestanti e partorienti. Può portare la pace ma anche creare liti furibonde tra gli orichas e gli uomini. Sembra avere molti amanti ma è innamorata di Changò. Possiede virtù curatrici e risolve i problemi economici. Tra i suoi attributi ricordiamo specchi, ventagli, coralli, un pettine di tartaruga che usa con grande sensualità, 5 bracciali d’oro, ambra e girasoli; profuma di vetiver e sandalo. La sua danza è estremamente sensuale.
E’ la più giovane tra le divinità femminili, ma ha il titolo di Iyalode (regina). E’ l’unico orisha a cui si suona il violino.
Si sincretizza con la Virgen de la Caridad del Cobre (a Santiago), patrona di Cuba festeggiata l’8 settembre e con la dea greca Afrodite. Il suo colore è il giallo oro, il suo numero il 5, gli animali che la rappresentano il pavone e tutti gli uccelli colorati. Il suo giorno il sabato.
OBBATALA
E’ l’oricha responsabile della creazione del genere umano, padre benevolo di tutti gli orichas e dell’umanità. Olofi creò l’universo ma diede a Obbatalà il compito di organizzare il mondo e di creare l’umanità. Vigila sui pensieri degli esseri umani indistintamente, per questa ragione è l’unico oricha che non comporta problemi durante le cerimonie iniziatiche in quanto può essere accolto da chiunque, anche se non rappresenta la divinità specifica alla quale è consacrato un individuo. Ha creato sia il pazzo che il sano; le sue punizioni sono molto dure e prendono la testa.
Il suo colore è il bianco poiché in esso sono racchiusi tutti i colori dell’iride e quindi tutte le divinità. il suo numero è l’8 e i suoi multipli. A lui sono consacrate le colombe e i serpenti; tra i cibi preferiti il cocco e la farina di granoturco. Tra i suoi attributi le campanelle di metallo bianco, le zanne di elefante, le corone d’argento. Si sincretizza con Nostra Signora della Misericordia (Vergine della Mercedes); la si festeggia il 24 settembre. Gli aspetti femminili e maschili che, secondo la tradizione yoruba, coesistono in questa entità, lo rendono unico tra gli dei.
OYA
Oya Yansa è la divinità dei venti e delle tempeste, padrona dei cimiteri. Prima moglie di Changò, di cui assume i poteri facendolo infuriare, è considerata un oricha guerriero, dal temperamento aggressivo. E’ dolce e pura, buona e amabile, ma quando si arrabbia diventa falsa e temibile come il tornado e l’uragano. Rappresenta la reincarnazione e la perdita di memoria.
Il suo strumento è l’iruke; veste tutte le tinte meno il nero.
Si sincretizza con Nostra Signora della Candelaria e con S. Teresa. Il suo colore è il rosso scuro, il numero è il 9. Il suo cibo preferito il riso con la melanzana.
AGGAYU SOLA
E’ padrone delle forze terrene e il suo simbolo è il vulcano. Ha un ascia a doppia lama; è un gigante che col suo passo scavalca il fiume e il mare. Ha un temperamento bellicoso e collerico. Si veste di rosso scuro con dei fazzoletti multicolori alla vita.
La sua iniziazione passa prima attraverso quella di Changò, che è suo figlio. Si sincretizza con S. Cristobal de lLa Habana. I giorni a lui dedicati sono il mercoledì e il 16 di ogni mese.
ORICHA OKO
Yemaya in terra, procura il nutrimento e assicura prosperità sulla terra. Assieme ad Olokun è uno degli oricha più venerati. Possiede due facce: di giorno è un uomo gradevole, di notte l’opposto. Tutto su questa terra ha a che vedere con lui, ciò che vive e ciò che muore.
Si sincretizza con S. Isidoro; i suoi giorni sono il lunedì e il venerdì.
CHANGO
Divinità guerriera dal temperamento astuto, strategico e irrascibile, è narcisista. Domina i lampi, il fuoco, i tuoni, la danza. Re dei tamburi batà; a loro si rivolge all’inizio della sua danza, con dei colpi di testa simili a quelli del montone; il suo ballo è erotico e guerriero. La trance dei sui iniziati è spesso violenta e difficile da controllare. Personificazione della virilità; è l’oricha che rappresenta il maggior numero di virtù e imperfezioni umane. Teme la morte.
In un passato leggendario era l’imperatore del regno di Oyo. La sua sposa legittima è Obba, ma mantiene relazioni amorose con Oya e Ochun. Si accompagna sempre a d Eleggua di cui si dice è Ocanani, cioè fatti di un solo cuore, inseparabili. Figlio di yemaya ma affidato alla madre adottiva dadà/odemasa (la madre della candela).
La natura di Changò trova la sua rappresentazione più evidente nella caduta di un fulmine, nella rapidità in cui il fuoco ciò che incontra. Possiede forti capacità divinatorie e bravura nella danza.
La casa di Changò viene rappresentata come un castello, in ricordo del suo passato da imperatore.
E’ l’unico oricha ad essere venerato anche dai Paleros, perché essi sostengono sia nato nel Congo.
La pianta a lui sacra è la palma reale, in cui si trova il suo trono e dove si manifesta nel suo aspetto più terribile; altri alberi di cui è il sign ore sono il framboyant, il cedro e il pino.





